Patrizia Gentili Spinola

Patrizia Gentili Spinola

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Tutti coloro che, in questi anni, si sono interessati alla Legge dell’Attrazione, dovrebbero leggere il libro “La Mente Quantica”, scritto da Vincenzo Fanelli e William Bishop, perché vi regalerà l’ultimo pezzo del puzzle del Manifesting, spiegando concretamente e in modo pratico come diventare co-creatori della realtà che vi circonda. Vincenzo Fanelli, già autore di numerosi libri che spaziano dalla PNL – Programmazione Neuro Linguistica – al pensiero positivo, passando per l’Enneagramma, ci svelerà alcuni tratti salienti di questo libro che ha scritto a quattro mani con un famoso ricercatore e studioso di meccanica quantistica che si firma con lo pseudonimo di William Bishop.

In giro ci sono moltissimi testi che trattano la tematica del Manifesting, però in nessuno di quelli che ho letto finora venivano citate le 3 Leggi Universali. Solitamente viene trattata solo la Legge dell’Attrazione, senza citare nemmeno la Legge della Sintonia, la Legge della Bipolarità e quella dell’Essenzialità. Leggendo “La Mente Quantica” si capisce che queste tre leggi devono lavorare insieme, sinergicamente, per far funzionare il processo del Manifesting, ma ci si chiede perché tu e Bishop siate gli unici a parlarne. Come mai?
Ne parlo perché comunque è possibile parlare di qualsiasi cosa, compreso un argomento così “rivoluzionario” per i nostri schemi mentali, adducendo anche importanti argomentazioni, ma tanto la gente non ci crederà. Mi spiego meglio: se a parlare di questi argomenti pubblicamente non sono né scienziati né ricercatori, la gente li percepirà sempre come “voci fuori dal coro”. Da un punto di vista mediatico viene fatta molta disinformazione. Lo possiamo vedere, ad esempio, per quanto riguarda la tematica “alimentazione”: se anche un grande esperto del settore afferma: “Attenzione, certe cose non le mangiate perché fanno male”, come è accaduto per “The China Study”, ci sarà sempre qualcun altro, un’altra voce ufficiale, considerata autorevole dalla gente, che smentirà la precedente, asserendo che non è così, e dicendoti che mangiare carne tutti i giorni fa benissimo. Ecco perché io posso anche permettermi di fare pubblicamente certe affermazioni, perché tanto sono considerate così “assurde” dalla nostra parte razionale che la maggior parte della gente non ci crederà. E poi c’è un altro fatto: la maggior parte delle persone, purtroppo, ormai è assuefatta a vivere in un certo modo, senza prendersi la responsabilità di quello che gli accade. È molto più facile. Se io arrivo e ti dico: “Attenzione, il tuo programma mentale crea la tua realtà, le tue aspettative creano la tua realtà”, alcune persone si arrabbiano moltissimo perché non riescono ad accettare che tutto quello che gli capita nella vita se lo sono creato loro. La loro parte razionale non lo può accettare. Le persone, di fronte a queste cose, hanno paura, perché questa nuova visione implica che bisogna riprendere in mano la propria vita e prendersi le proprie responsabilità. Quindi, per quanto adesso se ne stia parlando di più, la maggior parte della gente non crederà mai a queste cose.

Potresti riassumere brevemente, per chi ancora non ha letto il libro, in cosa consistono le 3 Leggi Universali e come agiscono sull’Energia Universale, permettendo agli individui di co-creare – e NON di creare – la propria realtà?
È ovvio che consiglio di leggere il libro, perché spiega questi concetti in maniera ampia e approfondita. La Legge della Sintonia è quella che, concettualmente, sostituisce la Legge dell’Attrazione. La sostituisce perché è un concetto più veritiero, in quanto tutto quello che penso e tutto quello che provo mi sintonizza su un ramo di realtà ben definito. Inoltre è molto più credibile, perché si ricollega alle teorie della meccanica quantistica. Invece pensare che noi siamo dei magneti e, quindi, che attiriamo una nuova realtà, è sbagliato. Non è che attiriamo, noi ci spostiamo proprio sui diversi rami di realtà. Poi c’è la Legge della Bipolarità che spiega come mai la legge di attrazione fallisce. Questo accade perché la legge di attrazione ti dice che tu, tutti i giorni, devi solo desiderare, desiderare, desiderare, e questo non è assolutamente vero, nel senso che l’energia si muove attraverso polarità opposte: lo fa sia l’energia elettrica che l’energia universale. Di conseguenza se io attivo solo la polarità positiva, desiderando e basta, blocco il flusso dell’energia. Se io, invece, prima desidero, desidero, desidero, ma poi un giorno dico: “Basta, non me ne importa più niente”, e mi distacco, sto attivando anche la polarità negativa e, di conseguenza, permetto all’energia di scorrere. Per capire questo occorre fare le proprie esperienze. Pensate a tutte quelle volte che avete inseguito qualcosa con tutte le vostre forze e poi, un bel giorno, avete detto con convinzione che non ve ne importava più nulla. È proprio in quel momento che l’oggetto del vostro desiderio arriva, perché vi siete distaccati, e questa è la Legge della Bipolarità. Infine abbiamo la Legge dell’Essenzialità, che è quella delle Sincronicità, secondo la quale l’Universo ci invia dei segnali. I messaggi che ci manda l’Universo sono difficili da interpretare, soprattutto se non siamo ancora pronti a vederli, però occorre avere molta fede nel senso che, quando chiedete un segno, dovete credere nel messaggio che vi arriva.

Proprio a questo proposito avrei un’altra domanda: se per il concetto di Sincronicità dobbiamo cogliere i segnali, gli indizi o “coincidenze” – ognuno le chiama in modo diverso – che l’Universo ci invia, mettendoci “in ascolto”, come facciamo a capire come interpretarli?
Io posso fare solo esempi tratti dalle mie esperienze di vita, per cercare di chiarire il concetto. Qualche anno fa, nel 2005, chiusi una storia di 16 anni. La sera prima di andare via dalla casa della mia ex, anche se da un lato ero contento, perché oramai eravamo incompatibili, dall’altro lato avevo paura. Facendo zapping per sbaglio misi su un canale, MTV, che di solito non guardo mai: stava trasmettendo una canzone di Madonna che si intitola Jump, che significa “salta”. In quel momento io non capii che era quello il messaggio, ma sentii a livello profondo una forza dentro di me. In seguito, facendo mente locale, pensai al significato di Jump, il salto. Tornai a Bari, perché coincideva col Natale e volevo passarlo con i miei genitori. Il problema fu che, andando via da Milano, persi il lavoro con la società con cui collaboravo. Fu a quel punto che chiesi all’Universo: “Universo, ma io cosa devo fare? Devo restare a Bari e lavorare qui, oppure devo tornare a Milano?”. Giuro che, di lì a qualche ora o al massimo il giorno dopo, mi arrivò una email di una società di videogames di Milano che mi chiedeva di fare formazione-lavoro. Andai a Milano e di lì a poco avviai una relazione con una ragazza che, dopo soli tre mesi, mi chiese di andare a convivere. Ma accadde anche un altro fatto incredibile: il giorno che feci il tragitto Bari-Milano in macchina, per tutto il tempo del tragitto mi chiesi se era la cosa giusta da fare. Arrivai alla barriera di Milano sud e, cosa incredibile, di colpo le macchine incominciano a muoversi. Le macchine iniziarono a passare senza pagare, e il casellante era fuori che faceva cenno con la mano di passare: era appena iniziato lo sciopero dei casellanti! Pensai: “Ok, questo è un segnale!”. Infatti, da quel momento, sono successi tanti fatti per me importantissimi, ho avuto le mie due splendide bambine e ho capito che, sicuramente, dovevo passare attraverso quel percorso.

Il tuo concetto di karma è un po’ “particolare”, perché ti discosti dal concetto classico e tendi più ad avvicinarlo alla Legge Causa-Effetto. Potresti spiegare meglio il concetto?
Io mi discosto dal concetto classico del karma, secondo il quale noi abbiamo un destino “immutabile”, derivante da cose fatte nelle vite passate. Questo significa che quello che ho in questa vita, me lo porto dalle vite passate precedenti, e spesso la gente lo utilizza come una scusa per dire: “È il mio karma, quindi non posso fare niente per cambiarlo”. In realtà anche il karma, cioè la Legge di Causa-Effetto, risponde alla legge della bipolarità.
Cioè si può cambiare il karma?
Assolutamente sì. Come? Diventando consapevole della lezione di vita che ti porta quell’esperienza. È in questo modo che potrai sciogliere il nodo karmico. Ma la maggior parte delle persone, invece, preferisce usare il karma come una scusa, e non fa nulla per cambiarlo. Questo non va bene, perché bisogna capire la ragione che c’è dietro per sciogliere il nodo karmico, imparare la lezione e andare avanti.

Vorresti spiegare, in breve, che cos’è il Focus Universale e in cosa differisce dal Focus Ordinario?
Il Focus Ordinario è quello che usiamo tutti i giorni sulla nostra linea di vita, ed è composto da Azione + Volontà. Ad esempio, se voglio comprare un’auto che costa 15.000 € ma ne ho solo 5.000, darò un anticipo e mi metterò rate per 10.000 €. Questo è il Focus Ordinario. Adesso farò un esempio di Focus Universale: mia moglie aveva una Matiz completamente scassata, e io ho semplicemente mandato all’Universo un’idea vaga di trovare una macchina nuova a 5000 euro. Sono sceso a Bari, ho fatto il tagliando della mia auto in una officina autorizzata Opel e, stando lì a parlare con il titolare, gli ho chiesto se avesse una macchina nuova da 5000 €. Lui mi disse: “Ne ho una che ho appena rifatto completamente”. Il titolare aveva preso una Opel Meriva tutta rotta e l’aveva rifatta completamente: motore, frizione, riverniciata la carrozzeria! Questo è un esempio di Focus Universale, ovvero il classico colpo di fortuna, che ti permette di piegare la quinta dimensione lungo la sesta e farti accedere al ramo di realtà desiderato. Possiamo anche spiegarlo in maniera diversa: il Focus Ordinario si ha quando manifesti la tua volontà; il Focus Universale si ha quando, oltre alla tua volontà, collabora anche l’Universo. È in questo modo che puoi spostarti al di fuori della tua linea di vita, su un altro ramo di realtà.

In varie parti del testo sottolinei che avvalersi del Manifesting per migliorare alcuni aspetti della propria vita non deve mai portare a un “delirio di onnipotenza”. Spieghi che, se un obiettivo non è in linea con la nostra Mission di vita, non lo raggiungeremo mai, e che se desideriamo una cosa troppo lontana dalla nostra attuale linea di esistenza, anche lavorando per tappe, potremmo non ottenerla. Inoltre aggiungi che il nostro Ego potrebbe boicottarci se prima non leviamo le Credenze Limitanti. Tutti questi paletti scoraggiano non poco il lettore, perché sembra che sia veramente difficile manifestare qualcosa! Quindi ti chiedo: secondo te cosa è lecito desiderare e ottenere, attraverso il Manifesting?
La terza legge è molto importante, quella della Sincronicità. Questo cosa vuol dire? Che se io voglio manifestare qualcosa devo sempre tener conto dei segnali. Facciamo un esempio, parlando del mio lavoro: se voglio tenere un corso, ma ricevo tanti segnali negativi, che mi suggeriscono che il corso non deve partire, è come se tutto mi remasse contro. Se, ad esempio, non riesco a trovare un albergo e ho difficoltà a trovare persone che frequentino il mio corso, l’Universo mi sta mandando dei messaggi per dirmi che quella cosa non la devo fare. Naturalmente c’è sempre un motivo: magari quel weekend devo fare qualcosa di più importante, fosse anche solo parlare con una persona o semplicemente stare con le mie figlie. È chiaro poi, che da un punto di vista della razionalità o del mio ego, posso dire: “No, io devo a tutti i costi ottenere quella cosa”, ma l’Universo mi sta dicendo che quella cosa non la devo fare! Se invece impariamo a considerare i segnali che l’Universo ci invia di continuo, seguendo la Sincronicità, ci stiamo allineando al flusso di Energia Universale. A quel punto non nuoteremo più controcorrente, non faremo più come i salmoni, ma avremo la corrente a favore. Se seguiamo il flusso dell’energia arriveremo più facilmente dove vogliamo arrivare. Poi possiamo anche ottenere cose che non sono in linea con la nostra realtà, però faticheremo di più, avremo bisogno di più energia e comunque, prima o poi, l’Universo mi ci rimetterà sempre su quella linea.

Una lacuna che ho trovato in questo libro riguarda le Credenze Limitanti, tematica comune a moltissime discipline olistiche. Spieghi molto bene come eliminarle in maniera definitiva, e non solo temporanea, ma ti dedichi in maniera troppo veloce e superficiale alle tecniche per individuarle. Suggerisci di scrivere in un foglio tutto ciò in cui crediamo, oppure di prestare attenzione alle frasi che pronunciamo mentre parliamo con gli altri, ma le credenze limitanti, essendo dei programmi occulti, sono ben nascoste e non è per niente facile individuarle da soli! Una tecnica molto famosa, il Thetahealing, per “scovarle” utilizza dei veri e propri “scavi”, che un’altra persona effettua su di noi. Non credi che dovresti approfondire questo aspetto, perché da soli non siamo in grado di individuare le nostre credenze limitanti, per ovvie resistenze del nostro Ego?
Nel capitolo dedicato all’abbondanza ho scritto un piccolo elenco di credenze limitanti, ma sono legate a quello specifico argomento. Purtroppo per le altre non ho fatto un simile elenco perché in genere, quando devo individuare le mie credenze, presto molta attenzione a quello che dico quando parlo con qualcuno e poi lo annoto su un foglio. In alternativa mi domando: se il mio obiettivo è questo, quanto ci credo da 1 a 10? In ogni caso, poiché individuarle da soli è difficile, consiglio sempre di farsi aiutare da un amico/a. In PNL per scovare le credenze limitanti usiamo un’altra tecnica, che si chiama “Metamodello”, e andiamo su un livello profondo delle credenze, lavorando sulle parti inconsce. Il mio obiettivo, per il prossimo libro, è proprio quello di trattare in maniera più approfondita le credenze, di raccogliere tutte quelle che ho sentito in questi anni di sessioni dai miei clienti, creando una specie di elenco delle credenze. In questo modo la gente avrebbe a disposizione una mappa, una specie di questionario attraverso il quale poter riconoscere le credenze limitanti, perché quando leggi una determinata frase in cui credi profondamente senti che “ti risuona”.

Vorresti spiegare perché il Manifesting non funziona se una persona si limita a stare chiusa in una stanza a visualizzare, ma è importante sempre mettere azione alla propria vita?
Perché devi mettere insieme sia il Focus Ordinario che il Focus Universale, e per farlo devi mettere azione alla tua vita. Devi mettere insieme Azione, Volontà e Universo. Se fai tutte e tre le cose, allora andrai avanti molto più velocemente e più facilmente. Per fare un esempio, se io dico: “Voglio l’anima gemella”, ma resto chiuso in casa e aspetto, visualizzando e basta senza mai uscire, chiaramente è difficile che possa trovarla!

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Il Dottor Jerome Malzac, omeopata stimato e conosciuto in tutta Italia, si è laureato in medicina e chirurgia  all’Università Alexis Carrel di Lione, dopo aver frequentato per dieci anni l’Accademia Militare di Medicina Ecole du  Service de Sante dees Armes. Nel suo percorso formativo si è specializzato in medicina d’urgenza e di catastrofe,  nonché in medicina sportiva, sviluppando dei protocolli omeopatici miranti a limitare il più possibile la diffusione del  doping. Dal 1989 si è trasferito definitivamente in Italia, diventando allievo del Dottor Lernout e appassionandosi  sempre di più all’immunologia. Da quel momento si è dedicato, senza sosta, a studi approfonditi sui nuovi protocolli terapeutici omeopatici: adrenalina e noradrenalina omeopatici, acidi amminici omeopatici, rimedi immunitari,  citochine a diluizione omeopatica e neuromediatori omeopatizzati. In seguito collaborerà con il Dottor Lernout alla  stesura di vari testi. Oggi il Dott. Malzac ci parlerà di Medicina Biologica Consecutiva e di Immuno Estetica  Consecutiva, nonché di approccio integrato al paziente, da lui stesso definito come “la medicina del futuro”.

Che cos’è la Medicina Biologica Consecutiva?
La Medicina Biologica Consecutiva rappresenta l’evoluzione globale della moderna omeopatia, vale a dire della medicina fisiologica di regolazione, che permette le cure con l’utilizzo delle cytokine, fattori di crescita nervini e cellulari a dosaggio fisiologico, ovvero omeopatico (4ch , 7ch o 9ch). Questo rappresenta la messa in pratica di 20 anni di studi e ricerche cliniche personali, ma la M.B.C. è nata da 3 anni con l’idea di integrare, dentro la metodica, tutte le possibili tecniche mediche, compresa l’allopatia, in modo da elaborare una sola tecnica terapeutica sinergica e coerente. L’obiettivo finale che ci si ripropone di raggiungere è quello di far parlare la stessa lingua alla medicina allopatica ed omeopatica, per concorrere, finalmente insieme, al riequilibrio della salute ed alla cura dei nostril pazienti con sistemi sinergici e coerenti.

Esattamente quando e da chi è stata ideata?
Posso tranquillamente affermare di averla ideata io. Attualmente, per promuovere questa metodica terapeutica, é stato creato un sito: www.terapiaconsecutiva.eu e un’accademia : Academy of Biological Consecutive Medicine, di cui sono, attualmente, il Presidente.

Di cosa vi occupate esattamente in Accademia?
Ci occupiamo di elaborare corsi per medici, farmacisti, naturopati, erboristi, osteopati ecc. e per sviluppare il più possible questa “metodica globale”, che permette a tutti di parlare la stessa lingua e muoversi nella stessa direzione, vale a dire la cura del paziente, l’equilibrio delle patologie croniche e autoimmuni . Di recente sviluppo è poi l’Immuno Estetica Consecutiva, che prende in considerazione il paziente nella sua globalità, curando i difetti estetici dall’interno, attraverso una regolamentazione ed un controllo generale del corpo, della mente e della PNEI (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia).

In cosa consiste la metodologia di cura applicata ai pazienti dalla M.B.C?
Si applica una tecnica terapeutica basata sulla classificazione dei ceppi omeopatici secondo ossidazione e idratazione e secondo la tavola di Mendeleev (classificazione fisico-chimica di Kollistch). Insieme si applica la Legge Energetica dei Sistemi Viventi (Dott Mussat) e la medicina tradizionale cinese, tibetana e ayurvedica. Il necessario drenaggio del sistema è assicurato per i rimedi fitoterapici. La base del ragionamento é la seguente: si prendono in considerazione tre elementi, Materia, Energia e Movimenti. Questi sono i tre concetti necessari per la vita stessa. La malattia è considerata come un reazione dell’ organismo aggredito (penetrazione del conflitto), che dovrà rispondere in modo preciso e secondo l’equilibrio della bilancia PNEI e della bilancia th1/th2 del nostro sistema immunitario . La risposta curativa deve assolutamente seguire il cammino inverso a questa penetrazione del conflitto. La malattia è considerata come un fenomeno reattivo e non solamente sintomatico o organico.

Cos’è la bilancia th1/th2?
La bilancia th1/th2 rappresenta, di base, il funzionamento del nostro sistema immunitario fra reazione umorale e reazione cellulare e tra infiammazione acuta reattiva e infiammazione cronica progressivamente degenerativa. A seconda della la violenza del conflitto in entrata, l'organismo deve reagire con infiammazione acuta in th2 o, in modo più profondo, più cellulare, in th1. L'equilibrio fra queste due reazioni crea la bilancia di reattività necessaria alla corretta difesa dell’organismo di fronte agli aggressori e ai conflitti.

Cosa sono i rimedi Reayang e Citoyang sviluppati dalla M.B.C. e come e su cosa agiscono?
Questi rimedi fitoterapici cono stati sviluppati secondo I principi di base della Medicina Biologica Consecutiva e permettono un drenaggio organico ed energetico del paziente. Inoltre la loro formulazione rispetta la Legge dei 5 elementi della Medicina Tradizionale Cinese.
I Reayang servono per controllare i vari meridiani, utilizzati anche in agopuntura, e sono specifici per ogni organo e meridiano.
I Citoyang, invece, sono più utilizzati per fare arrivare meglio il “messaggio curativo” a tutte le cellule del corpo, hanno un’ azione precisa sul sistema immunitario, dunque sul sistema di comunicazione del messaggio curativo durante la lotta per riequilibrare la malattia del paziente .

Cosa si intende per “approccio integrato al paziente”?
Rappresenta quello che si potrebbe chiamare la “medicina moderna”, la medicina del futuro.
Ormai è necessario prendere in considerazione tutto un insieme di elementi: il terreno, l’ambiente, le condizioni di vita e dell’ organismo del paziente. Tutto questo per mettere a punto una cura reattiva precisa e personalizzata secondo le specifiche reazioni del singolo individuo di fronte al conflitto. Dobbiamo assolutamente considerare i fattori epigenetici per sapere come e perchè si sono attivati i fattori genetici. Per il momento conosciamo molto bene I fattori genetici, in quanto la ricerca teorica moderna ha fatto dei passi da gigante, ma quelli epigenetici sono variabili da paziente a paziente e necessitano, dunque, di un altro metodo di ragionamento che non si basi sui grandi numeri nè sulle statistiche, bensì sullo sviluppo di un metodo terapeutico personalizzato e molto preciso. Per fare un esempio semplice e concreto, nella tecnica terapeutica chiamata Immuno-Estetica Consecutiva non si prendono in considerazione le rughe o la cellulite da un punto di vista sintomatico, ma si va a cercare la causa dell’ invecchiamento precoce o della sicotizzazione intossicativa del paziente. Si può trattare localmente con rimedi sinergici e fisiologici non allopatici, ma l’importante è il riequilibrio dei fattori causali epigenetici con l’omeopatia, l’equilibrio p.n.e.i. (Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia) e il drenaggio del sistema vivente . Questo stesso sistema può essere applicato alle varie patologie, in modo particolare nel quadro delle malattie autoimmuni o corniche, dove l’organismo deve lottare per tentare di riequilibrarsi.

Lei pensa che, per il bene del paziente, Medicina Allopatica e Medicina Biologica Consecutiva possano essere utilizzate insieme? Lo scopo comune è la guarigione del paziente, queste due differenti metodologie di cura si ostacolano a vicenda oppure possono essere utilizzate in parallelo, senza controindicazioni?
Queste due metodiche sono complementari, agiscono in sinergia perfetta! La medicina allopatica agisce sui sintomi in modo perfetto, agisce come trattamento sostitutivo (es.diabete) dove la sua azione è indispensabile. I due tipi di approccio terapeutico devono essere usati insieme: siamo tutti medici e ragoniamo tutti allo stesso modo fino a prova contraria! Tutti abbiamo studiato le stesse nozioni di anatomia, fisiologia e via discorrendo. È essenziale lavorare insieme per il bene del paziente, in modo tale da poter offrire un servizio curativo migliore in tutti i suoi aspetti, sia teorici che pratici .

Sempre più medici si stanno rendendo conto dell’importanza dell’effetto nocebo sui malati, specialmente quelli affetti da gravi patologie. Quanto crede sia importante, affinché il nostro fisico reagisca al meglio alle cure, che il medico tratti il paziente con umanità, senza comunicargli quel senso di terrore che troppo spesso segue a una diagnosi nefasta?
Il medico deve sempre trattare il suo paziente con umanita, come se dovesse curare sua madre, suo padre o suo figlio. Dobbiamo sempre ricordardi che l’importante affermazione “Primum non nocere” rappresenta la base del giuramento di Ippocrate e del codice di deontologia medica.

Quanto è importante tenere sempre presente che siamo un insieme inscindibile di corpo e psiche, e che anche il fisico reagisce male se la nostra psiche è turbata? Come suggerisce di ritrovare l’equilibrio psicologico che ci riporta alla tranquillità nella vita frenetica di tutti i giorni?
Come ho già spiegato in precedenza, dobbiamo tenere l’equilibrioPNEI, vale a dire l’equilibrio Psico-neuro-endocrino-immunologico. Se il computer centrale non funziona correttamente, come volete che funzioni tutto il resto? Il trattamento del paziente deve assolutamente tenere conto di questi 4 elementi interdipendenti, sinergici e coerenti tra di loro.

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Bella, brava e determinata, Baby K si racconta nel suo ultimo album “Kiss Kiss Bang Bang”. Lo fa in maniera sincera, autentica, con la spontaneità che la contraddistingue. Ascoltando i testi si capisce veramente chi è Baby-K, da dove viene, dove vuole andare, quali sono le contraddizioni che rendono la sua personalità così esplosiva e regalano un’anima alle sue canzoni. Claudia è una femmina alfa piacevolmente complicata: come lei stesso spiega convivono in lei due aspetti contradditori, la forza e la grinta, ma anche la dolcezza e la femminilità. Baby K è sia kiss kiss che bang bang, un bacio e un colpo di revolver, e in questo nuovo disco ci spiega il perché.
Nella title track, Kiss kiss Bang Bang, parli di rimorsi e speranze, ma anche di amore, che tu definisci come “un dolce suicidio, come il canto delle sirene”. Quando parli di “scappare a 180 all’ora dalle cose a cui non diamo un nome” a cosa ti riferisci? Da cosa, secondo te, bisogna scappare per essere liberi?
In realtà Kiss Kiss Bang Bang parla di un viaggio alla Bonnie e Clyde, però sicuramente quando parlo delle cose da cui scappiamo ma alle quali non diamo un nome mi riferisco un po’ a tutte le difficoltà che secondo me possono incontrare due giovani, una coppia che scappa da tutto. Per esempio la mancanza di possibilità, di un futuro; le pressioni della famiglia, dei genitori. Scappare anche da quello che uno dovrebbe realizzare per le pressioni subite dalla famiglia o, in generale, dalla società. Scappare perché non si riesce ad ottenere ciò che si vuole, proprio per la mancanza di chances e di possibilità. Mi immedesimo un po’ in tutto questo, perché è una situazione che ho vissuto, sono sensazioni che ho provato sulla mia pelle. Ma c’è molto di più in questa canzone: c’è l’idea di un nuovo futuro insieme, gridando dai finestrini “Non ci avrete mai vivi”! Canto proprio questo nella canzone: parlo di un amore fuggitivo, di una fuga da tutte queste cose.

Nel brano Anna Wintour rendi omaggio a tutte le donne in carriera, come la Direttrice di Vogue, che devono “fare le signorine, ma pensare come un uomo”. Quanto c’è di autobiografico in questa canzone? Perché le rapper donne, purtroppo, in Italia devono ancora combattere contro i pregiudizi, dato che il rap da molti viene ancora visto come un “territorio maschile”. Senti un po’ addosso la responsabilità di essere “la rapper”, nonché “femmina Alfa”, che deve dimostrare a tutti che anche le donne sanno rappare da paura?
Sì, la sento, ma non è che la vivo con ansia o con una voglia di chissà quale rivalsa. Io non sono amareggiata da questo tipo di pensiero: ne sono semplicemente consapevole. Sono consapevole che ci vuole di più per ottenere la stessa credibilità, e che ci vuole di più anche per essere capita, perché secondo me la mia musica non viene considerata in alcuni aspetti, o non viene interpretata nella stessa maniera o con la stessa cura con la quale, magari, viene recepita la musica di altri ragazzi.
Conta che tu hai anche fatto una scelta difficile: quella di rappare in italiano. Avresti potuto rappare in inglese e tutto sarebbe stato più in discesa. Invece hai fatto la scelta più difficile, ma a mio avviso stilisticamente migliore.
Io penso che, se sono in questo Paese, non avrebbe senso rappare in un’altra lingua, perché vivo in Italia. Inoltre gli italiani sono da sempre molto legati ai testi, addirittura più degli americani e degli altri paesi. Penso che i testi siano molto importanti, per cui è per questo che ho fatto questa scelta. Comunque da una parte sento la responsabilità del mio ruolo di donna rapper, ma non la vivo chissà come. Io, semplicemente, faccio musica, mi sfogo attraverso la musica, voglio rappresentare il mio mondo e portare avanti degli ideali, ma soprattutto la musica, per me, rappresenta un modo per esprimermi. Per cui non lo vivo come un dover per forza dimostrare qualcosa. Io, semplicemente, faccio quello che faccio al meglio e per me, sperando di arrivare sempre più in alto. Questa è la maniera in cui lo vivo.

Parliamo di Roma-Bankok. Si dice che la popolarità e il successo di un artista si misurino anche dalle parodie che circolano in rete, come è avvenuto per Miley Cyrus in Wrecking balls. Tu lo sapevi che due ragazze sarde quest’estate hanno fatto un video-parodia di Roma-Bankok, intitolato Sinnai-Sarroch? Hanno fatto moltissime visualizzazioni! Ma non solo loro… Su youtube circolano almeno altre due parodie famose: quella degli Hmatt e quella di TheFrenchmole. Addirittura gli Hmatt hanno fatto una bellissima parodia di Killer che ha fatto 2 milioni di visualizzazioni! Che effetto ti fa sapere che fanno delle parodie dei tuoi video? Sei di quelle che se la prendono oppure ci ridi sopra per prima e capisci che, comunque, ti stanno facendo pubblicità?
Lo trovo un fenomeno divertente e mi fa anche piacere. Più che altro è un indizio che ti fa semplicemente capire quanto è arrivato a tutti quel brano. Magari purtroppo non le ho viste tutte, ma ad esempio ho apprezzato molto Kinder, che avevano fatto ai tempi in cui era uscita Killer. È bello vedere con quanta dedizione le persone si mettono a lavorare per fare una parodia, organizzando tutta una giornata con tanto di shooting e di grafica! Da questo punto di vista mi sento lusingata. Sono video complessi da realizzare, che ricostruiscono tante situazioni.
Hai duettato con moltissimi artisti di grosso calibro: Tiziano Ferro, Giusy Ferreri, LaMiss, Marracash, Fabri Fibra, Gue Pequegno dei Club Dogo e tanti altri. Anche in Kiss Kiss Bang Bang manifesti la tua grande voglia di collaborare con altri cantanti per fare della bella musica, collaborando con Federica Abbate, Madh e Fred De Palma. Quanto è importante per te, nel rap, non chiuderti mai in te stessa ma sperimentare, cercare sempre delle “contaminazioni”, esplorare nuovi stili, collaborare con altri artisti?
Premetto che i featuring sono una grandissima tradizione nell’hip hop e nel rap, e che li troverai in quasi tutti gli album dei rapper. Il mio disco ne ha quattro, che su quattordici tracce non sono tantissimi, specialmente per un disco urban. La maggior parte delle mie collaborazioni sono state richieste dagli altri mentre io, per i miei progetti, non ho chiesto tanti featuring. Diciamo che ne ho fatti più io ad altri di quanti non ne abbia richiesti. All’inizio mi vergognavo a chiedere i featuring, perché ero un po’ timida. Inoltre ci tenevo a mostrare prima quello che so fare, volevo prima fare il mio da sola, e solo dopo chiedere dei featuring. In ogni caso ci vuole coraggio per chiedere a dei nomi importanti di collaborare, però io credo che faccia un po’ parte della tradizione dell’hip hop e del rap. Per questo credo che il risultato sia sempre qualcosa di interessante. L’alchimia di due artisti che lavorano insieme fa sì che ci sia un prodotto che non si trova da nessuna parte, si crea un sound o un risultato che non troveresti né nel mio album né nel suo. In questo modo nasce qualcosa di molto particolare, una cosa ad hoc, e chiaramente questo ci stimola ad alzare sempre l’asticella.
In “Chiudo gli occhi e salto” ti metti a nudo, racconti la storia della tua vita, fatta di traslochi, di addii, di continui nuovi inizi – perché comunque tu sei una persona molto positiva – che ti mettono alla prova. Traspare un po’ di malinconia, ma è altrettanto evidente che, senza tutte queste esperienze vissute, oggi tu non saresti come sei e anche la tua musica non sarebbe la stessa. Quanto ti hanno segnato emotivamente e artisticamente tutti questi cambiamenti e continui traslochi? Hanno influenzato il tuo percorso artistico in qualche modo?
Senza queste esperienze ti posso dire che, all’80%, non farei nemmeno il rap. Se non avessi vissuto in Inghilterra e non fossi andata in fissa, ai tempi del liceo, per il UK Garage, che qui chiamano 2 step, adesso non sarei qui. Certo, l’UK Garage non ha la stessa sonorità del rap, perché è un altro genere ancora, però ha il rapper e il dj. Comunque se non avessi vissuto tutte quelle esperienze e fossi cresciuta a Roma, in Italia, probabilmente non mi sarebbe mai venuto in mente di iniziare a scrivere e a fare rap. È una cosa molto legata alla cultura che ho vissuto. Adesso, in questi ultimi anni, questa cultura si sta propagando, sta diventando più parte della cultura popolare e dei giovani. Prima era più di nicchia, per cui ti dico che assolutamente non sarei mai arrivata a fare questo tipo di musica senza aver vissuto questo tipo di esperienze. Per quanto riguarda i testi che scrivo, ritengo di avere molte cose da dire però, avendo avuto una vita così complessa, spesso è difficile raccontarla a parole. In ogni caso tutte queste esperienze hanno fatto sì che io diventassi una persona abbastanza riflessiva, e spero di riuscire a trasmetterlo in alcuni brani. A me piace anche divertire il pubblico, perché penso che la musica debba essere intrattenimento. Poi è chiaro che, ogni tanto, cerco anche di scrivere testi un po’ più personali, perché credo sia molto importante averli in un disco.
 È corretto affermare che questo album descrive Baby-K in  14 diverse storie racchiuse nelle canzoni? Come dici in  “Chiedi alla Luna”, “il domani tra le mani, la vita raccontata  nei brani”?
 Esatto. Hai assolutamente colto in pieno.
 Ci sei riuscita completamente secondo me.
 Ti ringrazio perché quella era la mia missione.








In una videointervista hai detto che a 14 anni volevi fare la dj ma tua madre non ti ha comprato i Technics e quindi ti sei messa a rappare perché era gratis. Anche da questo si vede che sei una persona vera, che sei sempre molto spontanea. È stato allora che hai iniziato a scrivere i primi pezzi, però hai tenuto la cosa segreta, anche con le tue amiche, per quasi 10 anni, perché eri timidissima. Sentendo questa confessione si rimane un po’ spiazzati, sembra quasi una contraddizione, perché siamo abituati a vederti energica, estroversa, assolutamente padrona del palco e della scena. Ma allora ci chiediamo: com’è caratterialmente la vera Baby-k? È timida oppure è una femmina alfa estroversa e sicura di sé? Oppure entrambi questi lati coesistono nel tuo carattere, come due facce della stessa medaglia?
Esatto! Sono l’uno e l’altro! Mi sembra che tu mi abbia capita molto bene, sia musicalmente che in quanto persona. Quando facevo le interviste all’inizio, specialmente le videointerviste, mi imbarazzavo. Tutt’ora divento un po’ rossa, lo si vede dal mio volto. Era una parte di me contro la quale combattevo un po’, però quando ascolto musica scatta qualcosa dentro di me che non saprei spiegarti, per cui mi lancio e divento “aggressiva” in senso buono, esce fuori tutta la mia grinta, ed è un istinto quasi primordiale. Adesso ne sono consapevole, ma per molto tempo sono stata combattuta, perché mi dicevo: “Sei una solista, fai musica, non puoi essere timida nelle interviste”. Dopo un po’ però ho deciso di accettarmi così come sono, anche con le mie contraddizioni. Mi sono detta: “Tu sei fatta così, sei Kiss Kiss Bang Bang”. È proprio questa dualità del mio carattere che volevo rappresentare nel disco, perché fa parte di me e anche della mia musica. Alla fine io sono questo: un miscuglio di più cose, e non c’è niente di male!
Patrizia Gentili Spinola
Fotografie:Michele Pisano on Facebook  http://tinyurl.com/qe8ncbb 

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È proprio vero che il riso fa buon sangue, come recita un antico proverbio popolare. Sono infatti numerosi, dal punto di vista scientifico, i benefici che il nostro fisico trae dalla risata, primo fra tutti un aumento della produzione di adrenalina e dopamina, grazie alle quali vengono liberate betaendorfine, un vero e proprio analgesico naturale, e le encefaline, capaci di stimolare una maggiore produzione di anticorpi e rafforzare, così, il nostro sistema immunitario. Ma non è finita qui: ridere aiuta ad incrementare la produzione di serotonina, un antidepressivo naturale. La risata come terapia contro la depressione e lo stress, dunque, ma non solo. Migliorano le funzioni respiratorie, aumenta l’autostima e, di conseguenza, migliorano i rapporti interpersonali. Inoltre, per quante di voi odiassero fare le serie di addominali in palestra, ridere rappresenta un’ottima alternativa, poiché innesca una ginnastica addominale che migliora le funzioni di fegato e intestino. Per tutti questi motivi sono sempre più numerose le tecniche che sfruttano le proprietà terapeutiche della risata per migliorare il benessere psicofisico delle persone: lo yoga della risata; la comicoterapia; la clownterapia, utilizzata in ospedali, case di riposo e orfanotrofi; la recentissima “ingegneria del buonumore”, inventata dallo Psicologo del lavoro Terenzio Traisci, autore del libro Felicemente Stressati (http://www.terenzio.net/felicemente-stressati/) conosciuto e amato dal pubblico soprattutto per le sue performance comiche in vari programmi televisivi. Ed è proprio con lui che parleremo di terapia della risata a 360 gradi, andando alla scoperta di analogie e differenze tra le diverse tecniche, in modo da poter scegliere quella che più si addice alle nostre esigenze.

Terenzio, ti abbiamo visto nel 2012 alle finali di Italia’s got talent, su canale 5, e hai vinto numerosi concorsi di cabaret. Ma dietro un comico bravo e preparato come te c’è di più, perché insegni alle persone a ridere nonostante la mancanza di input positivi, essendo un esperto di edutainment (formazione unita all’intrattenimento ndr). Inoltre, dal 2008, ti occupi di comico-terapia e yoga della risata. Prima di tutto vorresti spiegare qual è la differenza tra queste due tecniche?

La comico-terapia e lo yoga della risata sono come due facce della stessa medaglia, dove la Risata rappresenta lo strumento per creare il buonumore. La differenza è rappresentata da cosa fa il pubblico. Mi spiego meglio: con la comico-terapia il target è passivo rispetto allo strumento, cioè c’è una persona che ti fa ridere e, se a te fa ridere, ridi; con lo yoga della risata, invece, è il target che usa lo strumento della risata per crearsi il buonumore. Andando in profondità: nella comico-terapia si utilizzano battute o gag fisiche, mentre nello yoga della risata si ride e si respira e basta.

Posso spiegarti, come comico professionista ed esperto di Visual Comedy, che c’è comicità anche nello Yoga della Risata. Se ti occupi di risata e di benessere attraverso la risata, l’essere comico è un valore aggiunto, cioè un aspetto che non sminuisce la pratica, ma la arricchisce. Infatti basti pensare che la sola risata come esercizio puro spesso non è sufficiente e quindi, in una sessione base di Yoga della Risata, si usano esercizi dove si teatralizza la risata. Ad esempio la risata del leone, la risata dello shaker, la risata dell’elefante, sono tutti esercizi che fanno ridere anche perché le persone fanno delle facce buffe, comiche… Quindi, anche per lo Yoga della Risata, è fondamentale la comicità. Tra l’altro se presenti gli esercizi in modo serio, senza fare battute, attenendoti soltanto al protocollo, ottieni un risultato nettamente differente da chi, invece, trova dei modi simpatici di presentare gli esercizi.


Parlaci dell’ingegneria del buon umore: quando è nata in te questa idea e in cosa consiste esattamente.

È nata quest’anno come nome ma come metodo, inconsapevolmente, lo usavo fin da ragazzino. Ho usato il termine “Ingegneria” perché ho scoperto, proprio quando stavo toccando il fondo e attraversando momenti di sconforto e stress, che ci si può ingegnare a crearsi il buon umore. Questo ti rende autonomo da input esterni e, soprattutto, ti salva la vita, o almeno l’ha salvata a me e a tante altre persone come me.

Ingegnarsi a creare buon umore è quello che facciamo fin da bambini, un’abilità che molti di noi hanno sviluppato, in modo inconsapevole, per sopravvivere. Non è forse vero che da bambini passavamo la maggior parte del nostro tempo a cercare modi per giocare e divertirci? Me ne sono accorto passando del tempo con i miei nipotini, perché stare con loro è una continua ricerca di divertimento, di giochi, e quindi passano più tempo felici che infelici.

Quando si dice che occorre tornare un po’ bambini forse ci riferisce proprio a questo. Personalmente, infatti, non condivido chi usa questa frase per giustificare metodi ed esercizi molto buffi e a tratti imbarazzanti ma intendo, invece, la necessità di andare a recuperare quei meccanismi, quegli atteggiamenti e quei comportamenti che da bambini ci rendevano felici. Dobbiamo focalizzarci sulle cose che ci fanno divertire, sul linguaggio che ci fa cambiare umore e, soprattutto, su respiro, postura e sorriso.

Questi sono i 3 step di base di Ingegneria del Buon Umore, che ho sistematizzato prendendo spunto dal nostro mondo, dalle nostre best practice, dallo yoga della risata, dalla PNL (Programmazione Neuro Linguistica ndr), Intelligenza Emotiva e, soprattutto, dalla Comicità, per insegnare alle Persone a crearsi il Buon Umore.

Qual è il target di questo metodo dell’Ingegneria del Buon Umore?

Ti rispondo chiedendoti: a chi non serve il Buon Umore? Chi pensa che il Buon Umore non serva a nulla, sia un ostacolo, un problema sul lavoro, per trovare lavoro, per gestire lo stress e i problemi? Ecco, chi pensa questo non è il nostro target! Le persone stressate, preoccupate, sconfortate, sfiduciate o arrabbiate possono usare il Buon Umore per rialzarsi, per calmarsi, per interpretare in modo diverso gli eventi e i comportamenti altrui, perché quando sei di buonumore stai meglio anche a livello fisico, hai più ossigeno nel cervello perché respiri meglio, hai le endorfine che ti danno sensazione di benessere come anti dolorifici naturali del nostro corpo, quindi hai più lucidità e creatività. Quando sei sotto stress, pressione e preoccupazione, invece, non ci riesci. Riassumendo: chi vuole crearsi il Buon Umore, partendo da un punto A (situazione di stress, tensioni, preoccupazioni, nervoso) e raggiungendo un punto B (serenità, libertà, allegria, soddisfazione, salute) dovrà passare attraverso 3 step: Consapevolezza – Energia Fisica – Atteggiamento Mentale. La Consapevolezza la si ottiene autoanalizzandosi, ad esempio svolgendo un test che ti suggerisce da dove stai partendo, qual è il tuo grado di Stress e di Preoccupazione e che vi regalo cliccando su questo link, che vi consente di scaricare il I° capitolo di “Felicemente Stressati” https://goo.gl/r7FRlZ. L’Energia Fisica la ottieni con la giusta dose di riposo, una corretta alimentazione, una buona respirazione, movimento fisico e facendo esercizi di risata. L’Atteggiamento Mentale Positivo si ottiene usando il linguaggio in modo strategico e allenandosi a focalizzarsi sulle cose utili e positive.

È vero che la nostra mente non distingue tra la risata spontanea e quella artificiale? Ma se una persona sta passando un brutto periodo, per motivi di salute o di lavoro, come pensi che possa riuscire a ridere? Come aiutarla a “provocare” artificiosamente la risata?

A livello corporeo forse non c’è una grande differenza, ma a livello mentale sì. Quindi io non parlerei di risata artificiale, ma di risata indotta, stimolata. Non esiste una risata spontanea, ma c’è sempre un motivo per cui ridiamo: può essere un pensiero, un’immagine, un suono, un movimento. Anche quando si fanno esercizi di risata, è il suono della risata, l’espressione del volto, i movimenti, il ritmo respiratorio che inducono il nostro cervello a farci ridere. Non è vero che si ride senza motivo, perché il nostro cervello non è un’entità a sé, scollegata dal corpo. Per ridere ci deve essere un motivo, può essere una battuta, uno spiazzamento comico, fisico, un suono, un coinvolgimento per immagini, ma c’è sempre un motivo e sta a noi cercarlo per essere di buon umore. Sia che sia indotta volontariamente da noi o da input esterni, i benefici fisiologici funzionano soltanto, e ribadisco soltanto, se la persona vuole ridere, vuole fare quegli esercizi. Se è forzata non funziona. Se dura pochi secondi non funziona. Come fanno le endorfine e come fa il respiro a cambiare se ridi per soli 15 secondi? Se una persona sta passando un brutto periodo, può fare 3 cose per crearsi buon umore, senza forzature ma in modo naturale e gentile:

1) Smettere di dire che sta passando un brutto periodo, perché è il modo migliore per rimanerci a lungo. Occorre quindi usare il linguaggio in modo strategico, il che significa trovare quelle parole che esprimono il concetto in modo diverso. Ad esempio potrai dire che stai passando un periodo non bellissimo, oppure un periodo ricco di sfide. Non è forse la stessa cosa? Però che grande differenza! Questo perché ogni parola pronunciata crea un’immagine e una suggestione nella nostra mente, basti pensare a chi ti dice immagina un piatto del tuo dolce preferito e ti viene l’acquolina in bocca come se ci fosse realmente. Quindi sapendo che ci sono tanti altri modi di esprimersi che ci aiutano, possiamo già guidare il nostro umore attraverso le parole che pronunciamo ed i pensieri che abbiamo.

2) Inizia a riprendere gradualmente il controllo della tua vita, partendo dalla postura e dal respiro. Con la respirazione profonda diaframmatica, ottieni rilassamento e ossigeno utili per fare scelte migliori, e porai interpretare in modo migliore quello che ti accade. Esistono delle posture, espressioni del viso e respirazioni che insegno durante i corsi, che ti fanno scoppiare a ridere, senza forzature e senza alcun dubbio tra risata spontanea o finta, come alcuni si trovano a dover giustificare. Cioè esistono degli esercizi che ti fanno ridere soltanto facendoli, anche se sei in un periodo “diversamente bello”!

3) Focalizzati sulle cose buone che fai e che realizzi ogni giorno e su quello che hai fatto di buono in passato, perché questo ti cambia l’umore e ti raddoppia l’autostima. Non è forse vero che se pensi ai tuoi successi, coinvolgendo tutti i sensi, ti cambi l’umore? E questa cosa si vede già dal tuo viso…

Se una persona è timida, è possibile che si vergogni a partecipare alle prime sessioni. Ridere fragorosamente significa lasciarsi andare, sentirsi a proprio agio e in un ambiente protetto: in che modo questo può essere facilitato da un insegnante?

Dipende. Dipende da come lo fai, da come guidi e porti le persone a ridere, da come le porti a seguire un corso e da come le ascolti. I corsi che svolgo nelle aziende (happy business), nelle palestre e nelle case di riposo con persone con Alzheimer (happy fitness), oppure le serate che faccio nei teatri, seguono uno schema per cui in modo gentile, graduale e naturale portiamo le persone a ridere spontaneamente. In questo modo anche una persona timida si riscopre a ridere con altre persone e si rende conto che non è successo nulla di male e, quindi, può continuare.

Da circa un anno ho creato insieme a 3 soci e ai miei ex corsisti l’associazione Happy Fitness, che si chiama come i nostri corsi, dove alcuni dei frequentanti hanno deciso di seguirmi in aula e cogliere il mio invito a collaborare con me in un nuovo mestiere, in una nuova professione. Abbiamo attivato tanti corsi nelle case di riposo e nelle palestre e questa cosa è la più grande soddisfazione che potessi avere, mantenendo l’idea che per essere leader o trainer non c’è bisogno di collezionare certificazioni o titoli e corsi su corsi, ma occorre essere guide sul campo, come esempi e praticando insieme alle persone.

Il mio sogno è portare la consapevolezza che possiamo crearci il buon umore in tutti gli ambiti lavorativi e assistenziali, in modo da rendere le persone libere e autonome di cliccare il proprio bottone del buon umore e usarlo quando ne hanno bisogno.

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